A Sky full of Hope, l’installazione della discordia

A Sky full of Hope, Francoforte sul Meno
A Sky full of Hope, Francoforte sul Meno

Come se le temperature record registrate tra giugno e agosto non fossero sufficienti, un dibattito ha reso l’atmosfera nella mia città ancora più incandescente. Una querelle artistica, che è ben presto diventata politica. Al centro di questa diatriba c’è un’opera d’arte di dimensioni gigantesche. A Sky Full of Hope – Earthtime 1.78 Frankfurt, una scultura aerea realizzata con reti di colore diverso. Da qualche settimana, l’opera fluttua a circa sette metri di altezza sopra una delle piazze più centrali e frequentate di Francoforte: Konstablerwache.

Inaugurata lo scorso 11 agosto con uno show di luci e musiche, la scultura è tra i progetti collegati alla nomina di Francoforte a World Design Capital 2026. La sua artefice è l’artista statunitense Janet Echelman, esponente della cosiddetta fiber art, che ha già realizzato opere analoghe in diversi Paesi del mondo. Dagli Stati Uniti, all’Arabia Saudita e all’Australia, passando anche per varie città europee.

Nelle intenzioni di Echelman, l’opera, nella quale toni caldi e freddi coesistono aromonicamente, simboleggia la diversità di Francoforte. Una città multiculturale, in cui vivono fianco a fianco persone di ben 178 nazionalità.

A Sky full of Hope, Francoforte sul Meno
A Sky full of Hope, Francoforte sul Meno

Secondo l’amministrazione comunale, l’installazione è coerente con una visione precipua della città e delle sue piazze. Che devono tornare a essere luoghi da vivere e assaporare, e non semplici snodi da attraversare. Gli spazi esterni devono essere intesi come spazi di incontro, confronto e socialità, insomma, a beneficio di tutta la cittadinanza.

E tuttavia, sin dal giorno dell’inaugurazione la scultura ha ricevuto numerose critiche. Alcune di queste sono prettamente estetiche, altre più specifiche. Secondo diversi detrattori, A Sky full of Hope non può considerarsi un’opera d’arte, perché è davvero “brutta”. Per alcuni, in particolare, somiglia più a una trappola per uccelli che a una scultura. Un commento, questo, che si è rivelato profetico, visto che, appena una settimana dopo l’inaugurazione, una cornacchia è rimasta impigliata nelle reti. E che per liberarla si è reso necessario l’intervento dei Vigili del fuoco.

Molti commentatori hanno evidenziato che la zona di Konstablerwache necessiterebbe di ben altri interventi di riqualificazione per diventare davvero vivibile. Al momento, infatti, la piazza è piuttosto malconcia e un’opera d’arte fluttuante, per quanto bella o avveniristica possa essere, non migliora la situazione. Altri ancora hanno preso di mira i costi, che ammonterebbero a due milioni di euro, per un’installazione che non riscuote apprezzamenti unanimi e che è, di fatto, temporanea, destinata a essere smantellata dopo tre anni.

La critica più largamente condivisa riguarda la scarsa trasparenze delle procedure di assegnazione, pianificazione e realizzazione dell’opera. Sull’amministrazione comunale pende l’accusa di non essere stata chiara né sul versante dei costi e dei finanziamenti, né sulle modalità con cui si è scelto quale progetto realizzare. E su quest’ultimo punto qualcuno ha fatto notare che si sarebbe potuto e dovuto puntare su artisti locali. Tanto più che a Francoforte c’è la Städelschule, una delle Accademie più produttive e rinomate per quanto riguarda l’arte contemporanea.

Insomma, il dibattito è acceso, ed è destinato a protrarsi anche oltre i mesi estivi. Personalmente, sono combattuta. Mi chiedo quale sia, oggi, il confine tra un’opera d’arte e un’iniziativa di marketing, perché mi sembra che si stia facendo sempre più labile. E anche che cosa significhi realizzare un’opera d’arte nel ventunesimo secolo, quando tutto sembra già stato fatto, detto e scritto. E, infine, quale sia il ruolo del gusto personale in tutto questo, e cioè se i “mi piace” o “non mi piace” del singolo cittadino debbano o possano avere un qualche valore nel processo di valutazione. Domande per cui non ho una risposta.

Nel frattempo, A Sky full of Hope continua a fluttuare sopra Konstablerwache. La mia predizione è che ci abitueremo a vederla: diventerà parte del paesaggio urbano e finirà persino per mancarci, quando sarà smontata e portata via.