A.D. 2026: il mio primo Salone del Libro

Salone del Libro

Come tutti i bibliofili, ho sognato per anni di visitare il Salone del Libro di Torino. Di ritrovarmi in quello che, per gli amanti della lettura di lingua italiana, è il centro del mondo editoriale. E tuttavia, per ragioni lavorative, private e anche geografiche, non ne avevo mai avuto la possibilità. Fino all’edizione appena conclusasi, nel corso della quale il mio sogno si è finalmente avverato.

Come capita molto di rado, lo ha fatto migliorandosi, abbellendosi, perfezionandosi. Nel senso che la realtà ha superato l’immaginazione: non sono andata al Salone da lettrice, come sognavo, ma da autrice. Au-tri-ce (non lo ripeto sillabando per vanità, ma perché faccio ancora fatica a crederlo). Se me lo avessero detto anche solo un paio di anni fa, non ci avrei creduto: troppo bello, per essere vero. E invece, sono stati il mio primo romanzo, Amelia Crayn. L’uomo nella Senna, e il mio editore, Arpeggio Libero, a portarmici.

E quindi, che dire? Che l’esperienza è stata breve, condensata tutta nella giornata di venerdì 15 maggio, ma che mi ha comunque dato una grande, grandissima gioia. Per tanto tempo, oserei dire “per anni”, ho scritto senza pensare a dei lettori, anzi, senza immaginare che qualcuno mi avrebbe mai davvero letta.

Per me, la scrittura è stata a lungo un passatempo gioioso e un piacere privato. Uno strumento che mi consente di viaggiare ovunque io desideri e di costruire un mondo “mio”, all’interno del quale collocare personaggi che a poco a poco prendono forma e vita. E ai quali, inevitabilmente, mi affeziono. Prima dell’uscita della mia Amelia, insomma, non pensavo che avrei mai avuto dei lettori reali, in carne ed ossa (a parte, forse, i miei cari, o qualche amico molto molto stretto).

Lo Stand di Arpeggio Libero al Salone del Libro di Torino
Qui, e nelle foto successive, lo Stand T41 all’interno del Padiglione OVAL del Lingotto, dove si trovava il mio editore, Arpeggio Libero

E invece, i lettori esistono, con i loro volti, le loro storie, i loro gusti e le loro aspettative. L’esperienza di Roma (Più Libri Più Liberi), lo scorso dicembre, e a maggior ragione quella di Torino, lo scorso weekend, mi hanno permesso di incontrarne alcuni, di parlare con loro, di rispondere alle loro domande e persino di ascoltare i loro racconti.

Abbiamo parlato di tante cose: di Parigi e della belle époque, ovviamente, ma anche di argomenti molto lontani dal mio romanzo, come il cosplay, Baby Yoda e Star Wars (sic!). Tutte le interazioni che ho avuto sono state piacevolissime: dei preziosi momenti di crescita e di confronto, per i quali provo un’enorme gratitudine. È davvero incredibile come un passatempo privato possa trasformarsi in qualcosa di molto di più, acquisendo un senso e un significato differenti, nel momento in cui se ne condividono i frutti con gli altri.

E se penso che, tra le oltre 250 mila persone che hanno visitato questa edizione del Salone Internazionale del Libro, alcune (poche, per carità…) sono andate via con una copia di Amelia Crayn nella loro borsa di tela, la mia gratitudine non può che aumentare.